Il discorso di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925

🔎 Parole chiave: Giacomo Matteotti, delitto Matteotti, Benito Mussolini, inizio della dittatura fascista, 1924, 1925.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini pronunciò alla Camera dei deputati, priva della maggior parte dei deputati aventiniani, un discorso molto chiaro: si assunse la responsabilità di quanto era accaduto in Italia dalla nascita del fascismo fino all’omicidio di Matteotti, rigettando sull’opposizione dell’Aventino la colpa del clima di incertezza e disordine diffusosi nel paese. Altrettanto chiaramente annunciò la decisione di riportare l’ordine, «con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario», stroncando le opposi­zioni. Proprio per questo, convenzionalmente, il discorso è giudicato dagli storici come l’avvio della dittatura fascista.

Ebbene dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assu­mo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. […] Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento a oggi. In questi ultimi giorni non solo i fascisti, ma molti cittadini si domandavano: c’è un Governo? Ci sono degli uomini o ci sono dei fantocci? Questi uomini hanno una dignità come uomini? E ne hanno una anche come Governo? Io ho voluto deliberatamente che le cose giungessero a quel determinato punto estremo, e, ricco della mia esperienza di vita, in questi sei mesi ho saggiato il Partito. […] Ma un popolo non rispetta un Governo che si lascia vilipendere! Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del Governo, e il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: Basta! La misura è colma! Ed era colma perché? Perché la sedizione dell’Aventino ha sfondo repubblicano! Questa sedizione dell’Aventino ha avuto delle conseguenze perché oggi in Italia, chi è fascista, rischia ancora la vita! E nei soli due mesi di novembre e dicembre undici fascisti sono caduti uccisi. […] Poi un risveglio sovversivo su tutta la linea. […] Voi vedete da questa situazione che la sedizione dell’Aventino ha avuto profonde ripercussioni in tutto il Pa­ese. Allora viene il momento in cui si dice basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. […] Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo, Governo e Partito, sono in piena efficienza. Signori! Vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che fosse mor­to perché io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Ma se io mettessi la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora. Non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell’Aventino. L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela dare­mo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario. Voi state certi che nelle quarantottore succes­sive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l’area.

Benito Mussolini, Opera omnia, voi. XXI, Firenze, La fenice 1951-1980

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