Karl Marx riassunto

Karl Marx è considerato uno dei più grandi filosofi della storia della filosofia. Viene riconosciuto come il fondatore del comunismo e come un grande rappresentante del materialismo storico.

Primo piano di Karl Marx

Karl Marx riassunto

La vita

Karl Marx (Treviri 1818 – Londra 1883) nasce a Treviri, in Renania, nel 1818 da una famiglia ebrea, la quale, anche se convertitasi al protestantesimo per ragioni di opportunità politiche e sociali, si mantiene su posizioni agnostiche. Il giovane Karl riceve dal padre una educazione di stampo razionalistico e liberale. Dopo una prima fase di studi giuridici, Marx consegue il dottorato in filosofia a Jena e si lega agli esponenti della sinistra hegeliana. Dal 1842 al 1844 si dedica all’attività pubblicistica, va in esilio a Parigi, dove incontra personaggi importanti del socialismo francese e inizia la collaborazione intellettuale con Engels, con il quale pubblica nel febbraio 1848 il Manifesto del Partito Comunista e partecipa ai moti rivoluzionari del 1848. Nel 1849 si trasferisce a Londra (con la moglie, Jenny von Westphalen, e i figli), grazie all’aiuto finanziario di Engels, può dedicarsi per circa un decennio quasi esclusivamente allo studio e alla redazione della sua opera maggiore, Il capitale (nel 1867 pubblica il I vol.). Ritorna all’attività politica promuovendo la fondazione della Prima Internazionale socialista (1864). Con la Critica al programma di Gotha (1875) si schiera contro il riformismo della socialdemocrazia tedesca. La formazione filosofica di Marx è segnata soprattutto dalle filosofie di Hegel e di Feuerbach, dalle quali egli rielaborerà, anche in chiave critica, i contenuti. Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 (editi nel 1927) Marx individua la radice di ogni “autoestraneazione umana” nell’effettiva contraddizione storico-sociale tra le classi e interpreta la divisione della società in classi antagoniste come il risultato di una divisione diseguale del lavoro. L’individualismo capitalistico-borghese e la proprietà privata sono, perciò, la “conseguenza necessaria” dell’“alienazione” del lavoro dell’operaio (vedi le 4 forme di alienazione del lavoro secondo Marx descritte più in basso), che si vede espropriato sia dei prodotti da lui realizzati, sia della possibilità di determinare la propria attività. Invece, il lavoro dovrebbe essere espressione dell’“attività libera e consapevole” di ogni essere umano in un contesto di appartenenza sociale e quindi realizzare la sintesi tra i fini individuali e quelli collettivi della specie. Questa condizione di lavoro può essere conseguita solo nella società comunista, che si prefigge anche la piena integrazione di uomo e natura (sebbene in realtà Marx, avverso a ogni forma di costruzione utopica, non la descriva dettagliatamente in nessuna sua opera).  La necessità di analizzare e decostruire il sistema capitalistico, porterà Marx alla stesura della sua opera di maggior successo: il Capitale (il primo volume è del 1867; il secondo e il terzo volume usciranno postumi a cura dell’amico Engels; il quarto volume verrà pubblicato anch’esso postumo da Karl Kautsky). Gli ultimi anni di vita non sono floridi per Marx, il quale ha grandi difficoltà economiche e riceve anche un aiuto finanziario da parte dell’amico Engels (quest’ultimo lo sosteneva, anche pecuniariamente, sempre con piacere). Nel 1881 muore la moglie del Filosofo (Jenny) e nel 1883 si spegne, a Londra, anche Marx.

Caratteri generali del marxismo e fonti

Il marxismo rappresenta una delle componenti intellettuali e politiche più importanti della modernità. La prima caratteristica del pensiero di Marx è la sua globalità, difatti, il pensiero di Marx non può essere circoscritto solo ad una dimensione filosofica o sociologica o economica. Il pensiero del Filosofo ha invece i tratti di una analisi totale, dove l’economia si intreccia con la filosofia e la storia si costruisce nella società. Da qui prenderà le mosse anche la sua “critica totale” alla società civile ed economica dell’epoca, che gli faranno guadagnare (assieme a Nietzche e a Freud) l’appellativo di “maestro del sospetto” (appellativo datogli per la prima volta dal filosofo Paul Ricoeur). La seconda caratteristica della filosofia di Marx è la praticità, o prassi: Marx si pone l’intento di coniugare come pochi altri filosofi la teoria e la prassi, la sua idea è quella di tradurre quell’incontro tra reale e razionale da Hegel solamente teorizzato.

Marx viene influenzato da diverse correnti culturali ma in particolare se ne potrebbero segnalare tre:

  • L’economia politica borghese di Smith e Ricardo
  • Il pensiero socialista (da Saint-Simon)
  • La filosofia tedesca di Hegel e Feuerbach

Smith e Ricardo

Per Smith, il prezzo (nominale) delle merci contiene le tre componenti: salari, profitti e rendite.
Per Ricardo, il prezzo delle merci contiene solo due componenti: salari e profitti. Secondo Ricardo il compenso per l’uso/affitto dei terreni/macchinari non entra nel costo di produzione, quindi le rendite (derivate dall’uso/affitto) non compongono parte del prezzo delle merci. Secondo Ricardo il prezzo delle merci è dato dal costo di produzione: se aumenta la domanda il prezzo di mercato può aumentare, ma solo temporaneamente, perché esso tende comunque a tornare verso il suo livello naturale.

Sant-Simon e il pensiero socialista utopico

Saint-Simon si fa portavoce di un vero e proprio programma politico e pedagogico di rinnovamento globale dell’umanità: una società gestita da scienziati e industriali che grazie alle scoperte scientifiche e allo sviluppo industriale possano dare vita ad una organizzazione sociale in grado di eliminare le disuguaglianze sociali e garantire migliori condizioni di vita ai proletari. Saint-Simon professava la fede indiscriminata nel progresso, nella scienza e in una visione “mistica” del futuro ed apparteneva dunque al socialismo utopistico, tentava cioè di conciliare l’espansione industriale della società borghese con la giustizia sociale.

Hegel, gli studi e le critiche

Il rapporto tra Marx e Hegel è assai complesso: da una parte è innegabile che Hegel abbia esercitato una certa influenza sulla filosofia di Marx, dall’altra, tuttavia, Marx prende le distanze dal noto filosofo idealista. Se da una parte Marx riconosce il valore della dialettica di Hegel (la dialettica servo padrone hegeliana diventerà nella teoria comunista il rovesciamento di classe nei rapporti di produzione operaio-datore di lavoro), dall’altra Egli accusa Hegel di misticismo logico, cioè del fare delle realtà empiriche una manifestazione dello spirito; in questo modo le istituzioni anziché comparire per ciò che sono, finiscono per essere delle vere e proprie incarnazioni di una realtà spirituale esterna. Marx intende superare l’idealismo facendosi carico e accettando le istituzioni statali vigenti ma senza giustificarle a priori, sostenendo un atteggiamento reazionario nei confronti delle ingiustizie e quindi della storia.

Il legame con Feuerbach

Come per Hegel, anche Feuerbach svolge un ruolo centrale nella formazione di Marx. La più importante rivoluzione di Feuerbach consiste, agli occhi di Marx, nella rivalutazione straordinaria della naturalità e della concretezza degli esseri viventi. Tuttavia, Marx critica Feuerbach di aver perso la “misura storica” del singolo individuo: ogni individuo è per Marx reso tale dalla società in cui vive. Non esiste l’uomo astratto ma esiste il figlio e il prodotto di una determinata società in una determinata epoca. Infine, Feuerbach affascina Marx con la tematica dell’alienazione, ma secondo Marx non è il soggetto astratto a produrre la religione (come diceva Feuerbach) ma è una determinata tipologia di società storica. La religione, per Marx, è “oppio dei popoli” (Opium des Volks), essa cioè è il prodotto di un’umanità alienata e sofferente a causa delle ingiustizie sociali.

Critica della civiltà moderna e del modello liberale

Alla base della teoria di Marx vi è una profonda e strutturata critica della civiltà moderna e del modello liberale. Difatti, nel mondo moderno, l’uomo è costretto a vivere due vite: una vita “in terra” come borghese, cioè dell’egoismo e degli interessi particolari della società civile e l’altra “in cielo” come cittadino, cioè nella sfera superiore dello Stato e dell’interesse comune. Tuttavia, il cielo è una illusione, perché la sua pretesa di porsi come organo che persegue l’interesse comune è, in maniera verificabile, falsa (esempio: un povero che ruba una mela per sfamarsi ha un trattamento diverso rispetto ad un milionario che ruba la stessa mela, magari per divertimento).

Da qui si capisce la grande critica di Marx allo Stato moderno. Per Marx ci dovrebbe essere una perfetta compenetrazione tra il singolo genere, tra individuo e comunità, nella quale ciascuno è un “momento” dell’intera comunità. Per raggiungere questo obiettivo, secondo Marx, è necessario eliminare le disuguaglianze reali tra gli uomini ed in particolare la disuguaglianza di tutte le disuguaglianze: la proprietà privata. Come riuscire in questo intento? Nell’opera “Critica della filosofia del diritto di Hegel” del 1843 Marx propone il ricorso al suffragio universale. Nei “Manoscritti economico-filosofici” del 1844 Marx propone invece la rivoluzione sociale, la quale deve essere svolta, secondo il Filosofo, dal proletariato. Infatti, dovrebbe essere proprio la classe sociale senza proprietà privata quella destinata a criticare una civiltà proprietaria ed egoistica.

L’alienazione e le contraddizioni nel sistema capitalistico

Secondo Marx l’economia borghese non è in grado di analizzare lucidamente le conflittualità e le contraddizioni (poiché essa le sfrutta e quindi ne è a favore) che caratterizzano il sistema capitalistico, le quali conflittualità si incarnano soprattutto nel gioco di rimpalli tra borghesia e proletariato. Per spiegare gli aspetti negativi che nascono dal rapporto tra l’operaio è il datore di lavoro, Marx si fa aiutare da Feuerbach e riprende da quest’ultimo il concetto di “alienazione”. Tuttavia, per Marx dell’alienazione di base non è quella religiosa (come in Feuerbach) ma essa è un vero e proprio fatto reale di natura sociale ed economica e rappresenta il rapporto dell’essere umano con il suo stesso (“il lavorare”). Ad esempio, l’operaio vive quattro tipi di alienazione:

  • Rispetto al prodotto della sua attività in quanto egli produce qualcosa che non gli appartiene.
  • Rispetto alla stessa attività nella quale diventa un lavoro forzato dove i fini (il profitto del capitalista) sono estranei.
  • Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa essenza, infatti l’essere umano si distingue dall’animale perché è in grado di lavorare liberamente. Nella società capitalistica l’uomo è costretto al lavoro forzato, ripetitivo e unilaterale.
  • Il lavoratore si aliena, infine, rispetto al prossimo poiché riconosce nell’altro (ad esempio) un individuo che lo tratta come un mezzo che lo espropria dei risultati della propria fatica.

In questo senso, la disalienazione non è nient’altro che la liberazione dal regime della proprietà privata (grazie all’avvento del comunismo).

Il materialismo storico di Marx

Per Marx, la storia è il luogo di perdita e riconquista da parte di ogni uomo della propria stessa essenza, attraverso il passaggio in varie fasi e la rivoluzione. La storia è un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento. Alla base della storia vi è il lavoro e il lavoro è ciò che crea civiltà e cultura è ciò che distingue l’essere umano dagli altri esseri viventi. Ora capiamo perché la filosofia di Marx detta materialismo storico: non vi è nulla di spirituale nella prospettiva di Marx e tutta la sua visione della realtà è materiale e fattuale. È proprio l’agire materialmente che umanizza l’uomo (il quale è diverso da tutti gli altri esseri viventi, lo ricordiamo, per il “lavoro” e perché, in virtù della necessità, comincia a produrre i propri mezzi di sussistenza). Questo materialismo si configura come storico perché si fonda sulla struttura economica dell’umanità, la quale struttura è in mutamento. Il processo storico è scientificamente osservabile attraverso i fatti e le opposizioni che muovono la storia (ripresa e critica della dialettica hegeliana) sono concrete e determinate. Il soggetto vero e proprio di tutta la storia dell’uomo è la lotta tra le classi sociali: nella storia si scontrano, nei secoli, forze produttive e rapporti di produzione.

Struttura e sovrastruttura

Marx indicò con il termine “struttura” l’insieme delle forze produttive (macchine e mezzi produttivi, capitali, forza-lavoro) e dei rapporti di produzione (rapporti tra le classi nel processo produttivo) di una data società in un determinato periodo storico. Chiamò “sovrastrutture”, invece, gli ordinamenti giuridici e politici e le forme della coscienza sociale – la religione, la filosofia, i valori morali e culturali – che accompagnano e in qualche modo “rispecchiano”, in ogni epoca storica, la struttura economica. Per Marx, le sovrastrutture hanno le proprie radici nella struttura: la base economica costituisce, dunque, il fattore determinante nei processi storici, ma la complessa dialettica della realtà umana consente anche a fattori sovrastrutturali di esercitare la propria profondissima influenza su di essa.

La critica ai falsi socialismi

Marx critica i socialismi tradizionali chiamandoli addirittura “falsi”:

  • Il socialismo reazionario critica la borghesia e vorrebbe tornare a una condizione passata dell’economia. Ciò per Marx non è possibile: non è possibile reagire nel futuro con gli strumenti del passato secondo Marx (e ciò che potrebbe essere ad esempio un ritornare al sistema patriarcale per l’agricoltura non è di fatto una via praticabile per la rivoluzione).
  • Il socialismo borghese vorrebbe la proprietà privata senza il furto. Questo è impossibile secondo Marx. Non è possibile mantenere il lato positivo della borghesia senza mantenere quello negativo.
  • Il socialismo critico-utopistico non riconosce al proletariato la funzione storica e rivoluzionaria propria della lotta al capitalismo. Il socialismo utopistico appello a qualsiasi classe sociale e ciò secondo Marx non è possibile poiché non si basa su un’analisi critica scientifica dei meccanismi sociali del capitalismo. Solo il proletariato, per Marx, è la forza rivoluzionaria destinata ad abbattere la borghesia.

Il capitale

L’opera più famosa di Marx, completata dal filosofo stesso solo nel suo primo libro, è “Il capitale”. In quest’opera Marx prende le mosse per attaccare il sistema capitalistico. L’autore sottolinea, prima di tutto, come non esistano leggi universali dell’economia ma ogni formazione sociale abbia caratteristiche delle leggi specifiche proprie della storia in cui essa vive. Le leggi dell’uomo primitivo, ad esempio, non valgono per l’uomo del medioevo etc.

Analizzando il capitalismo, Marx sottolinea “come si lavora” nel sistema capitalistico e quindi inizia analizzare la produzione. La produzione nel sistema capitalistico non è finalizzata al consumo e al soddisfacimento di base dei propri bisogni, bensì all’accumulazione di denaro.

Ora, per capire come sia possibile l’accumulazione di denaro, bisogna prima di tutto capire la differenza tra valore d’uso e valore di scambio:

  • Una merce ha valore d’uso in quanto deve poter servire a qualcosa, cioè essere utile. Ad esempio, una bottiglia d’acqua disseta e può essere utilizzata per bere e non morire di sete.
  • Una merce al valore di scambio in quanto può essere scambiata con altre merci. Ad esempio, una bottiglia d’acqua ha un valore diverso se si vende/scambia al centro del deserto rispetto al se si vende/scambia vicino ad una fonte di montagna.

Nel capitalismo si accetta il valore di scambio come prioritario rispetto al valore d’uso (esempio: quanto cose abbiamo a casa che non ci servono e che non abbiamo mai utilizzato?)

Lo schema economico pre-capitalistico che basava la sua economia sulla formula M. D. M. (merce>denaro>merce) e quindi che si occupava di soddisfare i bisogni con la relativa merce, viene stravolto dalla nuova formula capitalistica che è D. M. D.’ (denaro, merce, più denaro).

Questo perché nel capitalismo si afferma il cosiddetto “feticismo delle merci” cioè il considerare le merci come delle entità aventi valore di per sé, dimenticando che esse sono invece ricche di valore solo perché legate al frutto dell’attività umana e a determinati rapporti sociali (esempio: il prezzo di un chilo di riso ha un valore molto diverso sia a seconda delle epoche storiche sia a seconda dei rapporti di classe della zona in cui viene prodotto).

Ma cosa permette al capitalista di generare valore? Com’è possibile che qualcuno acquisti una merce che gli procuri profitto (e generi, in gergo marxiano, un “plusvalore”)? Il capitalista ha la possibilità di comprare e usare una merce unica: la merce umana, cioè l’operaio. Il datore di lavoro offre un salario fisso all’operaio e in cambio riceve il suo “pluslavoro”, cioè il lavoro gratuitamente offerto al capitalista dall’operaio. Ciò genera lo sfruttamento. Nel futuro, secondo Marx, proprio in vista di ciò, aumenterà il numero di salariati e diminuirà sempre più il numero dei capitalisti.

Tuttavia, dire plusvalore e dire profitto non significa dire la stessa cosa (occorrerebbe qui fare una distinzione tra capitale variabile capitale costante, distinzione che, per motivi di sintesi, rimando ad una analisi più approfondita di Marx anche per quanto riguarda il saggio del plusvalore e il saggio del profitto).

La rivoluzione e la dittatura del proletariato

Le varie contraddizioni del capitalismo rappresentano una base oggettiva della rivoluzione proletariato. Solo il proletariato può attuare il passaggio da capitalismo a comunismo. Di conseguenza, il proletariato è per Marx investito da una specifica missione storica e umana.

Lo strumento della trasformazione rivoluzionaria è la socializzazione dei mezzi di produzione di scambio.

Inoltre, violenta o pacifica che sia, la rivoluzione proletaria deve, secondo Marx, mirare all’abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali. Il proletariato non deve impadronirsi dello Stato borghese ma deve distruggerlo, spezzandone i meccanismi di ingiustizia che ne sono connaturati.

Per concludere, è però necessario sottolineare come la dittatura del proletariato sia solamente la misura storica di una transizione (a lungo termine) che mira al superamento di ogni forma di Stato. L’estinzione dello Stato è quindi la meta finale della filosofia di Marx: lo scopo finale della rivoluzione è un vero e proprio “uomo nuovo”, è il vero “comunismo autentico”. L’uomo cesserà di intrattenere con il mondo dei rapporti di puro possesso e di consumo e diventerà un essere “totale” che eserciterà in modo creativo insieme delle sue potenzialità. Sarà la piena società comunista: senza divisione del lavoro, senza proprietà privata, senza classi, senza sfruttamento, senza miseria, senza divisioni tra gli uomini e senza Stato.

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